IDROREPELLENTE, IMPERMEABILIZZANTE, RESISTENTE ALL’ACQUA…

Tre parole usate come sinonimi ma tecnicamente e chimicamente dal significato totalmente differente.

Per prima cosa è bene sottolineare che il settore da dove sono partite le prime sperimentazioni e produzioni di tali materiali, è il settore tessile, spinti dalla necessità di creare  abbigliamento in grado di proteggere il nostro corpo, da pioggia, da neve, ecc, garantendo allo stesso di rimanere asciutto.

Da qui ovviamente il naturale sviluppo del settore chimico non poteva non portare alla creazione di materiali atti alla protezione dei manufatti edilizi e dell’involucro dall’azione delle acque meteoriche e dai possibili apporti infiltrativi.

Le prove di verifica per testare l’assorbimento della parete le abbiamo viste già in un precedente articolo, e sono il “Test Tubo Karsten” e “Kit Spugnetta di contatto” quelli normati e conosciuti.

In linea teorica la definizione di idrorepellente e impermeabile, parte da una verifica di prova che determina la resistenza del materiale all’acqua, nello specifico si può considerare una colonna d’acqua di circa 900 mmws al di sotto della quale è da considerarsi non idrorepellente, sempre nell’ambito del settore tessile (e non solo) il grado di protezione all’acqua è identificato come: IP44 a prova di schizzi, IP54 resistente agli spruzzi e alla polvere, IP65 protetto contro i getti d’acqua, IP67 antipolvere e protetto dall’immersione per 30 minuti.

In campo edile occorre fare un riferimento alla Norma EN 16581 che stabilisce quali requisiti dovrebbe soddisfare un idrorepellente:

1) ridurre l’assorbimento di acqua liquida nel materiale;

2) causare un cambiamento minimo della permeabilità al vapore d’acqua del materiale;

3) causare un cambiamento minimo del colore e della lucentezza del materiale;

4) non produrre sottoprodotti nocivi dopo l’applicazione;

5) mantenere la sua stabilità fisica e chimica

Va tuttavia sottolineato che la stessa norma non fa una specifica differenza tra idrorepellente o impermeabilizzante.

Volendo tuttavia fare una distinzione di base, in campo edile abbiamo sostanzialmente due categorie di materiali atti allo scopo di protezione:

IMPERMEABILIZZANTI
■ guaina bituminosa
■ pvc e similari
■ boiacche osmotiche
■ resine (pmma, poliurea, altro)

IDROREPELLENTI (Protettivi e Consolidanti)
■ idrorepellenti e consolidanti idrofughi (silossani, silani, cere, silicati, altro)

La differenza sostanziale tra le due tipologie di materiale sta appunto nella loro natura, destinazione d’uso e resistenza.
Le Guaine a membrana vengono usate per l’impermeabilizzazione delle strutture piane e verticali solo di fondazione.

Tutti gli altri sono materiali liquidi normalmente pronti all’uso ognuno con specifiche caratteristiche e destinazione d’uso.

Nello specifico della protezione della superficie dei tamponamenti vanno presi in considerazione la categoria “Idrorepellenti” che chiamiamo così solo per una questione di carattere indicativo.
Tra questi i Silicati ad esempio andrebbero considerati più come Impermeabilizzanti anziché Idrorepellenti in quanto la tenuta all’acqua è notevolmente maggiore.

Gli “Idrorepellenti e Consolidanti” vengono classificati come W1, W2, W3, secondo la UNI EN 1062-3 (NORMATIVE PITTURE E VERNICI: ASSORBIMENTO D’ACQUA).

Sulla base di cosa si distingue la qualità di resistenza all’acqua del materiale? Con il principio del DROP EFFECT ossia effetto goccia sulla superficie del materiale.
Maggiore è l’angolo di bagnatura creato dall’idrorepellente maggiore sarà l’effetto goccia e quindi la resistenza del materiale trattato.
Un materiale protettivo di alta qualità dovrebbe generare un angolo di bagnatura dai 90° in su, materiali meno performanti sono compresi tra i 20° e i 50°.

A livello chimico i materiali protettivi più performanti sono i seguenti:

Principio Chimico:
•Alchil-alcossi-silani e silici con attivatori di polimerizzazione in dispersione acquosa. •Densità ca 0,990 gr\cmc.

Principio Chimico:
•Fluoropolimeri e alchil-alcossi-silani monomerici con attivatori di polimerizzazione in soluzione aceto-chetonica.
•Densità ca 0,98 gr/cmc.

Principio Chimico:
•Fluoropolimeri ed alchil-alcossi-silani con attivatori di polimerizzazione in dispersione acquosa.
•Densità ca 0,990 gr/cmc.

Principio Chimico:
•Silicato di potassio a bassissimo contenuto di sali, silani monomerici, aggrappanti reticolanti, additivi imbibitori.
•Densitàca 1,25 gr/cmc.
(Questi ultimi sono anche Consolidanti e vengono utilizzati soprattutto per tufo e materiali altamente idrofili)

In conclusione occorre quindi sempre prima valutare lo stato di imbibizione della superficie da trattare tramite opportuni test. Successivamente valutare il materiale corretto da utilizzare eseguendo anche delle campionature in loco sulla superficie da trattare.
Un buon trattamento andrebbe sempre eseguito “a rifiuto” questo aspetto è molto importante, utilizzare un protettivo sbagliato per quella superficie risulterà senza dubbio una spesa inutile con scarsa resistenza nel tempo.

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