ANCHE I MURI HANNO I “BRUFOLI” ?!
Caso a prima vista molto particolare, in questa situazione, come spesso ho modo di riscontrare in fase anamnestica, erano state suggerite le più svariate e fantasiose teorie sulla problematica presente e come potete vedere il problema era sempre lì al suo posto.
Oggetto:
Presenza di rigonfiamenti circolari e diffusi a diverse altezze sulla finitura muraria con presenza di segni laminativi.
Disamina:
I rigonfiamenti sono pieni d’acqua!
(ma no, è impossibile pensa qualcuno…)
Diagnostica delle Cause:
Una delle cause principali della problematica, è rappresentata dalla mancata considerazione dei tempi di maturazione e dall’umidità da costruzione; entrambi aspetti importantissimi da tenere in estrema considerazione se si vuole ottenere un ottimo risultato.
La particolare problematica è emersa in quanto la muratura costituita da materiale idrofilo, (edificio storico), partiva con un carico idrico molto alto.
In fase di ristrutturazione, l’aspetto legato all’umidità già presente nella muratura, abbinato all’umidità da costruzione dei nuovi materiali applicati, non è stato preso in considerazione andando a innescare il fenomeno.
Ma cosa è successo nello specifico ?
Sulla muratura molto umida, è stata applicata una finitura poco traspirante (plastocementizia), questo in assenza di adeguata maturazione del supporto, ha favorito la veloce evaporazione dell’umidità interstiziale presente.
Nei punti a maggiore tasso igrometrico della muratura, la pressione creata dall’umidità in fase di evaporazione, ha provocato i rigonfiamenti della finitura presente.
Va sottolineato che la problematica è presente su tutte le murature aventi la stessa finitura e la stessa si presenta a diverse altezze.
In conseguenza di tale processo fisico, l’umidità accumulata nelle “sacche” al variare delle condizioni termoigrometriche, condensa all’interno delle stesse generando delle vere e proprie bolle d’acqua!
Le laminazioni presenti in corrispondenza dei rigonfiamenti, si generano invece quando la pressione presente all’interno della “sacca” supera la resistenza del materiale di finitura provocandone la rottura, evidenziata da piccole fessurazioni, provocando il rilascio d’acqua presente all’interno.
A riprova della mia disamina come potete osservare dal video sottostante, è stato sufficiente forare le “sacche” e applicare una leggera pressione con il dito, per provocare un vero e proprio zampillo d’acqua dal muro.
(Per i più curiosi, in una delle sacche ho tirato fuori con la siringa circa 5 ml dacqua!)
Lo ripeto e non mi stancherò mai di farlo, bisogna accendere sempre prima il cervello 🧠 e poi diagnosticare qualora fosse necessario strumentalmente.
Non bisogna mai sottovalutare la “trave” presente sotto agli occhi, per andare poi a cercare invano la “pagliuzza”… spesso è la problematica a darci da sola la soluzione, e questo caso rappresenta in modo concreto l’importanza di una corretta analisi semeiotica delle Patologie.

